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Notizie dalla Rete Nasce il tomtom dei prodotti tipici  
    Trovare il ristorante migliore, il museo, le bellezze della natura e da oggi, grazie al progetto WebGIS, anche i prodotti alimentari tipici. Uno studio capillare che è durato tre anni ma che ha portato al censimento di quasi 4.500 prodotti tradizionali della montagna e non, censiti nell’ambito del progetto Fimont. Metodi e sistemi per aumentare il valore aggiunto degli alimenti tradizionali delle zone montane.

Un aiuto per i turisti, ma anche per gli addetti del settore, perché si tratta di prodotti della montagna non protetti da indicazioni geografiche o denominazione di tutela, e quindi che spesso possono rappresentare una piacevole scoperta. Il database si accompagna all’applicazione WebGIS, che permette la consultazione geografica dei prodotti censiti attraverso il computer. L’idea, infatti, è di caratterizzare geograficamente, attraverso la creazione di mappe dinamiche, ogni singolo prodotto del territorio interessato.

Sono stati poi individuati cinque "casi studio" rappresentativi di cinque filiere alimentari, diversi per collocazione geografica e contesto socio-produttivo: piante officinali della Valle Camonica, toma della Valsesia, pecora Sopravissana, pane con le patate della Garfagnana, noce di Montagna. Da questo studio è stato realizzato anche il volume Prodotti agroalimentari tradizionali della montagna italiana, frutto di una sinergia tra università ed enti di ricerca, che «rappresenta uno spunto di riflessione, un utile approfondimento per nuove programmazioni, un’impostazione di linee di intervento di un sistema che possa creare valore intorno al territorio montano - sottolinea Massimo Romagnoli, presidente dell’Ente italiano della montagna (Eim) -. Siamo solo all’inizio di un lungo percorso, che punta alla valorizzazione delle attività tradizionali agricole di montagna e delle imprese agroalimentari, al consolidamento dell’immagine della località nei confronti degli utenti esterni, nella ricomposizione dei saperi, delle pratiche, delle strategie. Queste nostro Ente, attraverso iniziative simili, può offrire il suo contributo, affinchè la valorizzazione di un prodotto tradizionale possa ‘catalizzare’ processi di sviluppo di ampio respiro».

«Non è sufficiente la promozione commerciale dei prodotti tipici delle montagne se non si trova il modo di assicurare continuità ed economicità della loro produzione e distribuzione – spiega Giacomo Elias, responsabile scientifico del progetto Fimont -. Bisogna incentivare gli operatori a continuare il lavoro e a migliorarlo, nonostante le situazioni iniziali produttività modesta, logistica impervia e basso rendimento economico. Quindi, anche se restano essenziali le soluzioni di problemi agronomici, tecnologici e di marketing, è necessario garantire le condizioni produttive, organizzative e socio-economiche». Nella ricerca del progetto Fimont si è cominciato con un inventario dei prodotti tipici, con schede in dettaglio, e la loro mappatura per poter individuare le aree di produzione. Quindi sono stati scelti i "casi studio". «In seguito - spiega Rosanna Farina, coordinatrice del progetto - sono state caratterizzate le filiere dei prodotti dal punto di vista tecnologico e produttivo. E rese tracciabili. Sono state definite le soluzioni normative, di marketing e finanziarie. Infine, ci siamo concentrati sugli aspetti di divulgazione e comunicazione, promuovendo anche seminari incontri con allevatori e agricoltori, associazioni di categoria. Arrivando alla realizzazione del portale Fimont e del volume».

I risultati del progetto Fimont saranno presentati mercoledì 24 febbraio dalle 9.30 alle 13.30 presso la Sala delle Conferenze - Palazzo Marini a Roma, in occasione del convegno «Salviamo una montagna di sapori», organizzato dall’Ente italiano della montagna. Presenti i ministri Raffaele Fitto (Rapporti con le Regioni) e Mariastella Gelmini (Istruzione, università e ricerca). La ricerca ha fatto ricorso a competenze fortemente interdisciplinari. I partner coinvolti sono: l’Ente italiano della montagna, capofila, l’Istituto di biologia agro-ambientale e forestale del Cnr, il Dipartimento di ingegneria agraria dell’Università degli Studi di Milano, il Polo per la qualificazione del sistema Agroindustriale e la Fondazione Iard.


Mario Pappagallo
Corriere della sera
20 febbraio 2010
 
     
  Postato il Sunday, 21 February @ 14:14:39 CET di canesecco  
   
 

 

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